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  • Immagine del redattoreFabio Salvati

SPOSE DI GUERRA di Enrico Fedeli – Regia di Marco Zordan


Quando il teatro cede alla tentazione di portare sulla scena il quotidiano, corre il rischio di diventare qualcos’altro. Un fotoromanzo per esempio. E’ quello che accade precisamente nello spettacolo Spose di guerra, scritto da Enrico Fedeli, oggi al debutto al Teatro Trastevere, in scena il 5 e 6 ottobre.

La constatazione non è necessariamente negativa, perché quelle storie illustrate di una volta rimandavano perlomeno il piacere di lasciarsi cullare nel riparo di narrazioni, nelle quali il brutto e il cattivo non avevano diritto di cittadinanza, la guerra c’era, sì, ma non era poi così cattiva, fame e miseria erano solo arredi e via edulcorando, tra foto sognanti e spreco di fiori. Un intervallo di evasione dal quotidiano feroce, dove guerra, miseria e paura avevano la faccia che si deve. E anche in questo caso si sente profumo d’antico provenire dalla scena: una gradevole commistione di cipria e musical italiano, come sulle ribalte degli anni Cinquanta (brevi motivi musicali piacevoli e ben cantati ricorrono spesso come contrappunti della narrazione. Le musiche originali sono di Rita Piccinno).

La storia che si racconta in questo lavoro parla di un amore esile, che nasce tra un soldato americano di stanza nell’Italia che si avvia alla Liberazione e una giovane residente romana, che decide di aprirsi all’amore con il bel militare, con il vizio del richiamo, perché pare che su tutti i fronti ci sia bisogno della sua presenza. Così la giovane romana, inevitabilmente ingravidata -passati i primi, vicendevoli sguardi timidi- trascorre la gestazione da sola, anzi con un padre iracondo e fascista, il marito lontano a consumarsi in un’altra guerra (quale? si chiede lo spettatore compitando in fretta le varie guerre di liberazione che gli americani sono usi fare). Il tempo passa in fretta, scandito tra notizie allarmanti dal fronte e le belle melodie consolatorie con cui la giovane si intrattiene. Un giorno, a bambino ormai nato, improvvisamente ricompare, come in un sogno (o come in un fotoromanzo appunto) l’american soldier: non è poi così malridotto come lo descriveva l’ultima comunicazione che aveva gettato nello sconforto la giovane mamma. C’è ancora il tempo per intonare tutti insieme l’ultimo inno all’amore, unico bene della vita.

Lo spettacolo è reso gradevole dalle interpretazioni canore di Francesca La Scala e Silvio Ambrogioni.

La regia è di Marco Zordan. In scena Zordan gestisce brevi frammenti divertenti affidati alla sua voce fuori campo, a disegnare squarci veloci della comicità popolare romana; inoltre Zordan veste i doppi panni del padre nostalgico e del capitano del presidio americano di stanza in Italia.

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