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  • Fabio Salvati

RUMORI FUORI SCENA di Michael Frayn - Regia Attilio Corsini


Come si può recensire uno spettacolo come Rumori fuori scena, quella sorta di cassaforte della risata replicata da 36 anni per merito della Compagnia Attori e Tecnici, senza cadere nel già sentito?

E’ un po' come aggiungere auguri natalizi allo scialo dell’inevitabile commiato che connota gli incontri di tutti noi, di questi tempi.

Una macchina perfetta di comicità, dove confusione, equivoci, sommarietà e idiosincrasie dei personaggi, sanno diventare geometria impeccabile al servizio di un fastoso banchetto di arguzie, dove non si può far altro che ridere.

Da un rapido e personalissimo censimento effettuato tra il folto pubblico convenuto al Teatro Vittoria, una buona parte della platea aveva già visto lo spettacolo anche più di una volta. Ma per un meccanismo di affidamento si torna a partecipare all’evento, come per un appuntamento agognato, e non solo per il gusto di potervi trascinare lo sventurato ancora inconsapevole, ma proprio per il diletto di potersi ritrovare in questa specie di community a scambiarsi una domanda inconsueta alla fine dello spettacolo: l’avevi già visto, vero?

O forse, scherzi a parte, non solo per questo, ma proprio per verificare, con l’occhio dell’ormai navigato spettatore, se questa volta i meccanismi perfetti cristallizzati nel miracoloso copione di Frayn siano stati attivati con la accuratezza delle volte precedenti. E ogni volta, come nell’allestimento odierno (che pure si avvale di nuovi inserti tra gli attori) la conferma arriva puntuale.

E allora viene quasi il dubbio che gli spettatori recidivi, come chi scrive, accorrano ogni volta per verificare tutto sommato se stessi. Per sincerarsi di essere ancora capaci di rispondere con risate genuine alla proposta del palcoscenico, dove si inscena la parodia di uno spettacolo loffio, dove il ruolo di protagonista sembra avercelo un piatto di sardine, prima nelle prove disordinate, poi in tournee sempre più scombinate perché, di debutto in debutto emergono le tante criticità di una compagnia stipata di macchiette e caricature di attori.

E’ nello sviluppo della storia –suddivisa in tre atti- che lo spettatore si lascia inevitabilmente trascinare dentro il vortice di scambi, errori, inciampi di quella sgangherata compagnia, a dimostrazione che il registro situazionista è sempre una ricetta sicura per suscitare il buonumore della platea.

Gli attori sono tutti indistintamente all’altezza delle situazioni, che non di rado richiedono vigore atletico e una ferrea sintonia. Con un plauso alla regia del compianto Attilio Corsini, al quale è legato il decennale successo di questa pièce, ormai ascesa a vessillo distintivo della Compagnia Attori&Tecnici.

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