• Fabio Salvati

IL RITORNO DI CASANOVA di Arthur Schnitzler

adattamento e regia di Federico Tiezzi

Sul palcoscenico del Teatro India è in scena fino al 10 dicembre la riduzione teatrale (curata da Federico Tiezzi) di una novella di Arthur Schnitzler, il Ritorno di Casanova.

Pochi –ma giusti- elementi scenografici a suggerire il Secolo dei Lumi: l’incarico di farlo con maggiore densità emotiva è affidato al personaggio centrale (un anziano e dimesso Casanova, magistralmente interpretato da Sandro Lombardi), al suo quasi silente compagno di scena (che veste per buona parte della narrazione il mantello nero e l’inquietante maschera bianca, simbolo iconografico per eccellenza di Venezia) e soprattutto all’intelligente contributo sonoro immesso a incorniciare il racconto, realizzando nella sala quel processo di immedesimazione istantaneo che ti fa ignorare la scelta diacronica di strumenti e musicanti contemporanei a noi.


Casanova è giunto alla soglia della vecchiaia e combatte con l’acquisita coscienza del suo effimero passato di avventuriero riverito e considerato nelle corti d’Europa: davanti a sé ha un futuro breve, riempito della sola aspirazione di fare finalmente rientro a Venezia e un presente di spudorata contesa con lo specchio che gli rimanda l’immagine decaduta di un principe della seduzione, trafitto ora dalla biacca del volto anziano. Il dichiarato proponimento di fronteggiare l’ascesa dell’astro di Voltaire con un libello polemico, appare soltanto come un diversivo intellettuale per dimostrare a se stesso di essere ancora vitale.

La disputa è altrove.

Sulla strada del ritorno il destino gli ripropone un’antica conquista e Marcolina, una giovane inconsapevole del suo prestigioso passato, che gli riserva solo sguardi di degnazione. La fiamma dell’antico conquistatore si risveglia, ma la consapevolezza di essere solo un malinconico reduce dell’amore prende il sopravvento davanti alla convinzione che la giovane riservi i suoi favori all’aitante sottotenente Lorenzi, nelle cui sembianze il vecchio Casanova rivede se stesso.

La contesa è quindi con sé, come si conviene in un racconto dalla forte impronta psicanalitica (Freud muoveva i suoi passi in straordinaria contemporaneità con Schnitzler…). Non importa che a soccombere sia alla fine proprio il giovane: a perdere saranno tutti, perché comune è il destino dell’uomo.

Uno spettacolo che regala atmosfere e più di uno spunto di riflessione.


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