• Fabio Salvati

ERANO TUTTI MIEI FIGLI di Arthur Miller


Regia Giuseppe Di Pasquale

Mariano Rigillo è il protagonista intenso di questa pièce di Arthur Miller che ha debuttato ieri al teatro Quirino.

Una commedia dura e amara dove, come spesso accade nelle opere del grande drammaturgo americano, il dramma comincia dalla famiglia e poi, per espansione, si diffonde a tutta la società. L’occasione questa volta è data da un figlio di una operosa famiglia della provincia americana, che non è più tornato a casa dopo la guerra. La madre è inconsolabile e non vuole rassegnarsi al lutto della sua scomparsa. La sua fidanzata di un tempo (che non si è più sposata) piomba a casa loro (si scoprirà perché invitata dall’altro figlio che ha delle mire matrimoniali su di lei) e questa sarà l’occasione per scoprire le magagne di una casa che ha prosperato producendo nella fabbrica di famiglia ricambi difettosi per l’aviazione statunitense, cagionando una serie di lutti tra i giovani del posto. Il capofamiglia è chiamato dalla vicenda e dal figlio rimasto ad un feroce corpo a corpo con la verità che non lascerà scampo a nessuna scusa consolatoria.



Il tema del conflitto che copre la seconda parte della pièce è più che mai attuale, oggi che si tenta di innalzare riserve etiche più o meno estese alle produzioni industriali.

La commedia rimarrà in cartellone fino al 2 aprile ed è l’occasione per vedere all’opera uno dei più grandi protagonisti della scena teatrale italiana, oltre che per assistere ad un dramma esemplare del realismo narrativo, come non se vedono più da anni.



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