Dicono di noi

Grazie per la vostra ospitalità! Abbiamo assistito a uno spettacolo intelligente, misurato, garbato e raffinato. Doti davvero non consuete. La regia e la recitazione hanno costruito l’ambiente ideale a sviluppare il testo: un momento di incontro tra L’”Umorismo” di Pirandello e l’”Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam. Non so il mondo, ma io ho tanto bisogno di un pazzo che continui a gridare il vero con quella punta di ironia (che gradevolmente sconfina, a volte, nel sarcasmo) necessaria.

Emanuele Faina

regista, direttore artistico, drammaturgo per "L'Ultima Esecuzione"

“Fate in fretta c’è ancora posto” – non è il titolo della commedia in scena al Teatro San Genesio ma il consiglio sincero a godervi lo spettacolo, in programmazione sino al 25 marzo, curato dall’associazione culturale “L’Albero della Neve”.
Una commedia scritta da Fabio Salvati per la regia di Daniela Coppola che promette due ore di “risate romane” e un inatteso messaggio sociale sull’emarginazione dell’uomo rispetto al sistema artefatto degli interessi bancari.

Michele Zizza

giornalista presso Leggo per "L'Ultima Esecuzione"

Un grande applauso per “una storia piccola” raccontata con intensa umanità e sincera autenticità.
In una società basata su nomi, numeri e scadenze che diventano appuntamenti con storie di comune appartenenza, ci sarà ancora il tempo e l’umano desiderio di creare empatia con chi ha bisogno d’aiuto o semplicemente avere una visione d’insieme oltre i propri confortevoli convincimenti?
Due estranei si incontrano sul pianerottolo di un palazzo, una porta chiusa li costringerà a prendere tempo ed aspettare gli altri “accessori” in una esecuzione di sfratto.
Il tempo passa ed il pianerottolo si affolla di condomini curiosi, ingenuamente disponibili ad aiutare anche gli estranei del palazzo, ormai divenuti tre con la scrupolosa dottoressa, nel raggiungere i loro intenti.
Una fredda e rituale esecuzione che si colora con i volti e le vicende di persone semplici, della porta accanto, tutti personaggi unici e con una storia da raccontare.
Gli animi si infiammano e si placano insistentemente, una penna protesa verso una lama tagliente, un cieco desiderio di nutrire la propria vanità a discapito del più debole, la voglia di aiutare il prossimo che vince sulle paure e le conseguenze.
Uno spettacolo da vedere, lineare nella narrativa, uno spunto di riflessione mai gravoso che lascia lo spettatore pienamente soddisfatto, anche, dal finale inaspettato.
Di pregio ed apprezzata la dedica dell’autore, a fine spettacolo, verso tutti quei lavoratori che sono costretti ad accettare impieghi che si deteriorano in una moderna schiavitù.

Federico La Badessa

per "L'Ultima Esecuzione"

Fabio Salvati e Daniela Coppola hanno regalato al pubblico l’ennesima chicca, frutto del loro amore per il teatro e per la vita di tutti i giorni. Spettacolo divertente che, allo stesso tempo, ha regalato interessanti spunti di riflessione. Se poi si unisce a questo il bravissimo Alessandro Bevilacqua e la musica degli Enjoying Il Trio. Beh che dire. Grazie!

Giulia Maglione

"Diario Perplesso di un Incerto"

Quest’atto unico, scritto con garbo ed equilibrio da Fabio Salvati e diretto da Daniela Coppola, apre una finestra su un mondo “sospeso”, quasi irreale, di cui raramente si parla: la quotidianità dei malati in coma che aspettano di risvegliarsi. Qual è l’atteggiamento di chi, lavorando in questi reparti, si trova a convivere con queste difficili realtà, e cosa provano i parenti e gli amici dei degenti, costretti comunque ad una flebile speranza?

Fiorella (Rita Pasqualoni), impiegata di mezz’età con i figli ormai lontani ed un marito taciturno e distratto, incontra per caso la sorella di Ruggero, ex-compagno del liceo e sua vecchia fiamma, che non vede da 30 anni. Ruggero, ora Vigile del Fuoco, giace in coma in un letto d’ospedale per un incidente, e Fiorella si fa convincere a tentare un’improbabile “terapia del risveglio”. Le lunghe ore trascorse al capezzale di Ruggero senz’altra compagnia che quella di Alessandro (Alessandro Bevilacqua), infermiere amareggiato e deluso dal comportamento frettoloso di chi viene in visita, costringono Fiorella ad un viaggio all’interno di sé stessa, ad un bilancio della propria vita finalmente senza reticenze ed ipocrisie. L’arrivo di Layla, che con Ruggero ha avuto un fuggevole rapporto culminato nella nascita di Matteo, completerà un percorso emotivo che forse porterà Ruggero alla guarigione, ma che sicuramente cambierà Fiorella.

Il testo, con parecchi spunti divertenti nonostante la drammaticità del tema, è interpretato con intensità e consapevolezza dai tre protagonisti che costruiscono un meccanismo ad orologeria che analizza la reazione di una persona comune di fronte all’abisso della sofferenza e che continua a funzionare, stimolando la riflessione, anche dopo la chiusura del sipario.

Maurizio Zucchetti

"E' tutto passato"

Gentilissimi,

vi sono immensamente grata per il messaggio e più ancora per l'altissima lezione di Storia che -  nel telaio di eventi/personaggi rivisitati pur dopo il 150° ( 2011) dall'Unità (del Regno) d'Italia - ha smosso coscienze e consapevolezze di variegata entità.

Vi avevo promesso un riscontro a breve: eccomi. Spero di poter riferire presto le straordinarie sollecitazioni determinate  dalla vostra Opera: dalle "mani in pasta" al "taffetà" si potrebbe leggere la metafora del personaggio Olimpia (ah!, Colomba Antonietti, Giuditta Tavani Arquati) ma il Fosco che legge giornali di anni prima, è una delle figure più intellettualmente connesse alla "storia si ripete". Ed entrambi - collocati in una osteria (Roesler Franz?) vicino a Cecilia Metella ma anche al "quo vadis" dove comunque  va la Storia - hanno ideali differenti connessi a quelle trasformazioni che la plebe, il popolo, compì per diventare borghesia, fosse pure intrecciata con "baroni" rampanti (Corsini o Orsini? Perché allora ci fu anche la "bomba all'Orsini") e fuggiti dal RegioSenato. Roma capitale  fatta, città disfatta!

A presto per altri interscambi. Cordialità sincera e grandissimo apprezzamento per la vostra funzione sociale: una rappresentazione sulle scale del Vittoriano sarebbe stata degna cornice.

Natalia Maglio

"Amore di servizio"

Ieri sera, in maniera assolutamente casuale e inaspettata, sono capitata al Teatro Arvalia per assistere a uno spettacolo teatrale del quale, devo ammettere, sapevo ben poco. 
"Tratta l'argomento del coma" mi avevano detto, e io curiosa, lavorando nell'ambito della riabilitazione proprio post-coma, avevo accettato volentieri. 
Ma quello che mi sono trovata di fronte mi ha stupita e meravigliata. 
"È tutto passato", di Fabio Salvati, in realtà tratta, in pochissimo tempo, una varietà incredibile di argomenti e in maniera chiarissima! 
In realtà la stanza d'ospedale nella quale si svolge tutta la rappresentazione e il coma di Ruggero (che in realtà, aggiungo io,  non è più coma perché sono passati 6 anni dall'incidente e lo stato di coma dura pochi mesi) sono solo un pretesto, per aprire i cuori e le vite di tre personaggi che calcano le scene con una rara maestria. 
Non è importante la veridicità delle informazioni scientifiche in merito, perché tutto cela metafore brillantissime per gli spettatori più attenti. La cosa che più colpisce è la tridimensionalità delle figure che si alternano sul palcoscenico. 

La regia è curata nei minimi dettagli, si ride e si piange e il linguaggio non verbale degli attori è impressionante. Ancora adesso mi chiedo come sia stato possibile materializzare lo sguardo incredulo e l'espressione del viso dell'infermiere quando si volta stupito nell'unica occasione in cui Fiorella lo saluta per nome: "Arrivederci Fernando". 
Ma ciò che maggiormente resta è il percorso di Fiorella.  Questa donna costretta a scontrarsi con la sua profonda insoddisfazione,  ma che alla fine, grazie ai ricordi, al rapporto con Fernando e grazie all'incontro con Layla, riesce a reinventarsi. 

Maria Carè

Operatore struttura riabilitativa per "E' tutto passato"

Please reload

Un testo contemporaneo che pesca a piene mani dalla cronaca degli ultimi anni, quando lo scoppio della bolla speculativa, generata(dolosamente) dalle banche colpì i mercati finanziari, trascinando migliaia di possessori di mutui subprime nella disperazione, a causa dell’aumento dei tassi di interesse. All’interno di un condominio romano convergono Il dottor Barletta cinico rappresentante di una banca milanese e il diligente ma bonario Petroni in veste di ufficiale giudiziario per rendere esecutivo lo sfratto di Lorena, condomina morosa in quel momento assente.
Lentamente il gruppetto si arricchisce di altri personaggi come Maria la vicina pettegola che sa tutto di tutti, due ladruncoli che sbarcano il lunario con piccoli furtarelli, un professore in pensione un po’ folle che pensa di essere ancora in servizio e che utilizzerà tutto il suo sapere per lanciare un’intemerata sovversiva citando Pericle(un lucido e duro j’accuse) , un medico che deve presenziare per legge. Tutti quanti saranno prima o poi destinatari dei prossimi sfratti
Una storia agrodolce dal finale inatteso che mette a nudo in modo implacabile l’arroganza di un potere forte con i deboli spesso soverchiante, fino a depredare l’ultimo briciolo di dignità a tutta quella pletora di gente che progressivamente va ad ingrossare le fila dei nuovi disperati a dispetto dei rassicuranti proclami che ci vengono snocciolati da chi ha la leva del comando.
La lista della vergogna che spesso riempie quotidianamente le pagine dei giornali è costituita da potenti sprezzanti di qualsiasi “pietas”, arrampicatori senza scrupoli, di Cetto Laqualunque che disperatamente si abbarbicano all’ultimo bracciolo disponibile in barba a quell’etica che ormai rimane soltanto un mero ricordo abbandonato nella soffitta della memoria. Il dubbio rimane: ma siamo sicuri che i buoni maestri siano sempre tali?
Un vero peccato che questo testo ottimamente rappresentato dalla compagnia dell’”Associazione dell’Albero della neve” abbia concluso le repliche perché meriterebbe maggior eco ed invitiamo i tanti teatri di Roma a prendere in considerazione la possibilità di portarlo in scena. La stringente attualità di questo spettacolo sicuramente è un segnale forte a tutti quelli che non vogliono girarsi dall’altra parte, dalla parte dell’indifferenza, nel quale giorno dopo giorno ci vorrebbero rintanati “grazie” a coloro che soffiano sulle nostre piccole e grandi paure per calcolo politico. Complimenti quindi a Fabio Salvati per questo piccolo gioiello che ha regalato al pubblico del San Genesio ma non di meno complimenti alla bravissima Daniela Coppola che con mano ferma e sapiente ha saputo dirigere un cast di attori di ottimo livello che non sfigurerebbero assolutamente in teatri ben più blasonati.

Andrea Cavazzini

Quarta Parete - note di teatro per "L'Ultima esecuzione"

Venire ai vostri spettacoli è davvero un piacere!

Vi siete cimentati questa volta in un compito difficile, affrontando un tema  politico, personale, di costume  e di attualità con tante complessità. Ci siamo chiesti poi come ha fatto Fabio, più giovane di noi,a documentarsi sul '68 riuscendo a essere credibili, senza ingenuità e cadute di stile. Insomma il testo, la recitazione e, soprattutto, la regia sono state all'altezzadella difficoltà riuscendo a creare la magica suggestione dello spettacolo che coinvolge il pubblico, lo commuove e, cosa ancora più difficile, lo fa ridere senza scadere nella volgarità. Bravi davvero!

Lucia Salvemini

per "L'Ultima esecuzione"

L'atmosfera musicale tra De Andrè e Stefano Rosso, ha condito lo spettacolo di Fabio Salvati. Ha voluto farci ridere per forza anche quando da ridere non c’era nulla. Anzi. Il suo racconto ragionevole e non rassegnato è stato segnato tutto da una  prosa da conversazione pacata nonostante la consistenza dei contenuti narrativi. Dall’omologazione giovanile alla “guarigione”, Fabio ha coinvolto nel discorso quelli che come lui hanno visto il padre, il proprio  padre, infilarsi la giacca al posto dei pantaloni. Caro Fabio… non c’era proprio nulla da ridere, non è che ci fosse solo da piangere ma c’è modo e modo di dire le cose. Ed il tuo modo di dirle è stato semplicemente fenomenale nel provocare ed impedire il compimento della commozione nello stesso preciso momento. Caro Fabio…ti ho visto uscire di scena per una strada costeggiata di fiori e, senza girarti, te ne sei andato per i fatti tuoi. Ma la consapevolezza della liberazione dal “fardello” è risuonata come i lamenti belli della voce di Klaus Meine in Holiday. Congratulazioni!

Salvatore Viglia

direttore del quotidiano online "politicamentecorretto.com" per "Non sono su Facebook"

Bellissimo spettacolo. Ben calibrato il rapporto musica/prosa. Divertente e "rifessivo"!

Assunta De Micco

"Diario Perplesso di un Incerto"

​Una commedia di ambientazione risorgimentale, fatta di amori e complotti privati e politici. L’azione ha luogo a Roma in due tempi diversi, distanti otto anni l’uno dall’altro. [...] Amore di servizio è una storia d’altri tempi che ci invita inevitabilmente a fare delle analogie con il presente, con la storia che somiglia spesso a sé stessa. Bella la regia e la scenografia, che cambia con il secondo atto … didattico e piacevole.

Doralice Coscarelli

"Amore di servizio"

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